Intervista del dott.Vento a Rai Scuola
Molti programmi tradizionali di prevenzione delle dipendenze patologiche degli adolescenti falliscono perché gli adulti si rivolgono ai ragazzi in senso verticale e puntiforme: facendo calare dall’alto la lezione e incontrandoli una sola volta. Lo psichiatra Alessandro Vento ci espone il metodo che si basa sulla motivazione sociale e l’apprendimento collaborativo. Si tratta di un modello sviluppato dall’Osservatorio sulle Dipendenze E.T.S., in collaborazione con l’Ordine dei Medici-Chirurghi di Roma che trasforma la prevenzione da istruzione a partnership, basandosi sulla promozione di un ruolo attivo del giovane. L’intervento si apre con una sessione plenaria in cui si espone il programma. In questa sede vengono selezionati dei ragazzi che diventano i peer-educator: a contare sono loro capacità comunicative, il potenziale di leadership e la motivazione mostrata. I laboratori/workshop mensili tenuti dai mentori scientifici approfondiscono i vari temi legati alle dipendenze. Incontri paralleli con gli adulti (genitori e insegnanti) li aiutano a comprendere gli aspetti più complessi del vissuto adolescenziale. Nella plenaria finale, i peer-educator presentano pubblicamente i loro progetti. Il cambiamento avviene quando è l’adolescente a spiegare ai compagni i rischi legati alle dipendenze: l’esperienza attiva dell’insegnare produce una comprensione più profonda e duratura dell’argomento. La prevenzione delle dipendenze in età evolutiva non può basarsi solo sull’informazione: l’adolescenza è una fase di sensibilità neurobiologica e di costruzione del significato sociale dell’esistenza. Gli interventi che ignorano questo scenario falliscono; quelli che lo abbracciano possono trasformare le vite dei partecipanti.

